Falce e martello
Una delle cose che mi rifiuto di accettare e’ il passaggio diretto dal successo elettorale alla validita’ delle idee. E’ come dire che se due persone vengono alle mani allora quello che rimane in piedi ha ragione. Stefano sostiene qui che "la lotta di classe non esiste più".
Be io non ci sto !
Vogliamo dire che gli esponenti di sinistra sono stati incapaci di portare avanti il programma ? O addirittura complici di berlusconi ? Diciamolo.
Vogliamo dire che il “linguaggio” di tali personaggi sia adatto al solo XIX secolo ? O addirittura che siano semplicemente incapaci di comunicare ? Diciamolo non c’e’ problema.
Ma se gli “operai” si sono differenziati in tante categorie precarie in tanti settori e non hanno una sola identificazione, non significa mica che non ci sia comunque una massa di lavoratori sfruttata da una minoranza che campa di rendita.
E se non si riesce a vedere gli sfruttati qui’ da noi, magari puo’ aiutare guardare la cosa dal punto di vista globalizzato, noi come i pochi privilegiati e cindia come la massa di schiavi.
(si, il primo commento al post di Stefano e’ il mio)
"nessun passato può fare da modello a questi tempi" ?
Si proponga un nuovo modello, almeno migliore dell’alzare bandiera bianca e consegnarsi senza condizioni.

Ma guarda che la lotta non deve essere per forza “di classe” per avere senso sociale, anzi al contrario. Altro che bandiera bianca. La lotta c’e', eccome, solo che non e’ piu’ di classe: quei concetti non sono piu’ applicabili e se ci si intestardisce a farlo (perche’ non vengono in mente altre idee) ci si insabbia rapidamente. La la vera bandiera bianca riporta l’effigie del vecchio comunista col pugno alzato sfruttato dal sistema dello show come un’attrazione da museo delle cere, buono per il Discovery Channel. Preferisci questo, il famoso orgoglio comunista, a vedere la cosa essenziale, cioe’ che se questo secolo e mezzo che ci separa da Marx ha cambiato poco i nostri geni, ha invece enormemente cambiato la societa’, le abitudini, quindi i valori? L’economia dei rivoluzionari mirava allo sfruttamento delle risorse naturali quanto quella dei capitalisti, mentre oggi sappiamo che non si puo’ piu’ fare - e questo e’ solo un esempiuccio tra mille. Fare l’operaio oggi non implica essere obiettore di condizionamento televisivo ne’ di condizionamento d’aria ne’ di farsi un puntiglio del consumo critico o della moderazione nell’uso dell’automobile o dell’indebitamento a mezzo carte di credito. E il desiderio delle masse, un pulviscolo di individui senza piu’ movente collettivo, e’ solo l’aspirazione a un “benessere” stolto su modello predefinito, un bacino enorme di consumo che alimenta il capitalismo ormai sepolto sotto la pelle. Insomma i problemi sono altrove e sarebbe bene cercarli li’, non dov’erano cent’anni fa.
Proposte concrete? Presto detto. Moratoria della pubblicita’. Ridefinizione di spazi intoccabili. Internalizzazione delle diseconomie negative (basta coi costi nascosti pagati dalla societa’ invece che dai responsabili). Sostituzione del PIL con parametri piu’ verosimili. Ridefinizione del libero mercato, moderando la mano invisibile coi suoi gravi limiti ormai noti. Identificazione dei beni comuni non privatizzabili. Moratoria del lucro. Vincoli stretti ai superstipendi. Leggi diverse per persone fisiche e per persone giuridiche. Freno a mano alla derivazione finanziaria. Niente inciuci tra pubblico e privato. Controlli incrociati fra i poteri dello stato ispirati alla rete di controllo di trascrizione genica. Educazione ai commons, alla relazione e all’arte nei primi gradi delle scuole, a scapito delle nozioni; educazione alla decrescita nel seguito. E cosi’ via. Non troppo difficile a dirsi, ma a farsi e’ dura. Per fortuna non sono l’unico che ne parla e ci sta provando, ma certo se menti e mani buone non perdessero tempo appresso ai fantasmi del passato si potrebbe fare di piu’. Comunque, le catastrofi piegheranno sicuramente i testardi di tutte le specie, e purtroppo anche i rari innocenti.
Comment by stefano — May 15, 2008 @ 2:19 am
la lotta di ‘’classe'’ oggi รจ tra statlisti e antistatalisti.
Comment by domenico — November 2, 2008 @ 1:36 pm