Teoria dei sistemi

May 27, 2008

Ci sono discipline come la teoria dei sistemi e controlli automatici che si studiano in facolta’ tipo ingegneria, matematica fisica ma che sono applicabili anche ad ambienti apparentemente lontani come meteorologia, medicina o biologia, magari con minore approfondimento teorico.

Uno dei concetti piu’ importanti e’ quello di retroazione: scopo principale della retroazione negativa e’ quello di rendere stabili i sistemi. Il sistema retroazionato e’ quello che considera i propri risultati per il proprio esercizio, usando linguaggi di altri ambiti si potrebbe dire che il sistema fa autocritica.

Se consideriamo la libera informazione e una giustizia funzionante come anelli di retroazione del sistema societa’, possiamo allora provare ad applicare i concetti della teoria dei sistemi.

Se l’informazione non e’ libera, cioe’ se e’ controllata dal sistema che dovrebbe regolare, allora il suo potere stabilizzante sara’ inesistente.

Se i tempi della giustizia sono eccessivi il suo effetto sara’ in larga parte vanificato. I sistemi automatici sono utilizzati pesantemente in ambito militare, pensate per esempio ad un sistema di puntamento antiaereo che rileva e corregge le coordinate di tiro solo 5 minuti dopo la lettura ! Oppure pensate ad una banale pentola a pressione che apre la sua valvola di sicurezza 10 minuti dopo il raggiungimento della temperatura critica.

Il sistema non stabilizzato o regolato male, si autodistruggera’.

Pensate ad un parlamentare, ad un amministratore pubblico che lavora male, se c’e’ un’informazione controllata dall’amministratore stesso, che probabilita’ ci sono per l’elettore di sapere come si comporta il suo eletto ? E quindi che alle successive elezioni "l’errore" possa essere corretto ?

Pensate a chi tra un intrallazzo e l’altro arriva fino ai vertici del potere, la macchina della giustizia e’ talmente intasata che le prime sentenze di condanna, se tutto va bene, arriveranno solo quando il disonesto in questione sara’ ormai intoccabile.

E forse non e’ nemmeno un caso se i temi dei due Vday di Beppe Grillo siano proprio giustizia e informazione.

Lotta comunista e il XXI secolo

May 24, 2008

Lotta comunista e’ un movimento/partito (wikipediaedizioni lotta comunista) "ispirato al pensiero di Karl Marx e Lenin".

Ora io inizialmente non mi sono sentito lontano da queste persone perche’, con le dovute ridefinizioni dei concetti di classi, sfruttamento e di conflitto, le ingiustizie si riconoscono ancora abbastanza bene. E allora ho cercato di interessarmi un po’, sono stato invitato e sono andato ad un loro incontro organizzato in un teatro romano in occasione del primo maggio.

Il linguaggio era quello di un secolo e mezzo fa: evvabbeh cerchiamo di badare al sodo, in fondo anche Grillo nasconde alcune istanze sacrosante dentro il linguaggio di un quindicenne che offende sui commenti di youtube.

La strategia d’azione …. non l’ho capita. Un compagno dell’Alitalia spiega in maniera condivisibile l’evoluzione della trattativa e poi alla fine tutto quello che capisco e’ che data la situazione bisogna "ripartire dai redditi", saro’ stato distratto io.

Parla un’altra persona, mi sembra una specie di capo, e comincia dicendo quello che lotta comunista NON E’: non e’ lotta per l’ambiente, non e’ difesa della donna, non e’ la giustizia, non e’ …. insomma tutta una serie di argomenti nel tempo divenuti parte del DNA di quella cosa informe che chiamiamo "sinistra". Peccato tanti punti di potenziale contatto spariscono in un attimo.

Ma c’e’ invece una cosa che si capisce molto bene. Lotta comunista non e’ interessata ad entrare in parlamento. Perche’ non si combina niente, perche’ sono tutti uguali, perche’ tanto loro sono un movimento internazionale e i problemi soprattutto sono globali.

Insomma Alitalia viene schiacciata da dinamiche di mercato e dagli amministratori statali che la dirigono verso il fallimento. E loro che fanno ? Dicono che si deve ripartire dai redditi ! Gli chiedi di arrivare in parlamento per realizzarla quella cosa (nella speranza che sia possibile) e loro dicono no, perche’ non si mischiano che i politicanti.

Ma allora sono piu’ concreti quelli dei centri sociali dove tra’ un concerto e una canna si fa attivita’ culturale.

Lotta comunista mi sembra soltanto un esercizio di stile sul comunismo.

Falce e martello

May 15, 2008

Una delle cose che mi rifiuto di accettare e’ il passaggio diretto dal successo elettorale alla validita’ delle idee. E’ come dire che se due persone vengono alle mani allora quello che rimane in piedi ha ragione. Stefano sostiene qui che "la lotta di classe non esiste più".

Be io non ci sto !

Vogliamo dire che gli esponenti di sinistra sono stati incapaci di portare avanti il programma ? O addirittura complici di berlusconi ? Diciamolo.
Vogliamo dire che il “linguaggio” di tali personaggi sia adatto al solo XIX secolo ? O addirittura che siano semplicemente incapaci di comunicare ? Diciamolo non c’e’ problema.
Ma se gli “operai” si sono differenziati in tante categorie precarie in tanti settori e non hanno una sola identificazione, non significa mica che non ci sia comunque una massa di lavoratori sfruttata da una minoranza che campa di rendita.
E se non si riesce a vedere gli sfruttati qui’ da noi, magari puo’ aiutare guardare la cosa dal punto di vista globalizzato, noi come i pochi privilegiati e cindia come la massa di schiavi.

 (si, il primo commento al post di Stefano e’ il mio)

"nessun passato può fare da modello a questi tempi" ?

Si proponga un nuovo modello, almeno migliore dell’alzare bandiera bianca e consegnarsi senza condizioni.

Una delle differenze difficili da vedere

May 14, 2008

L’Italia si avvia a vivere altri 5 anni di Berlusconi e di Berlusconismo. Se siamo a questo punto forse e’ anche perche’ hanno prevalso gli indifferenti

E per indifferenti intendo anche quelli che non vogliono fare lo sforzo di cercare la differenza, quelli per i quali "tanto sono tutti uguali", quelli per i quali "se Beppe ha detto che sono tutti uguali e non vale la pena di votare allora ci credo"

Beppe (Grillo) ma perche’ non entri in politica ? Io ti voterei

altrimenti forse e’ meglio se stai zitto, mi riferisco a quando dici che sono tutti uguali, e che quindi e’ meglio astenersi. La mia idea e’ che il centrosinistra ha perso alle ultime elezioni anche grazie a te, cioe’ grazie al tuo appello si e’ astenuta piu’ gente che avrebbe votato centrosinistra

quale e’ la differenza tra’ sinistra e’ destra ?
Permettimi la citazione
http://www.beppegrillo.it/2008/04/domani.html
relativamente ai pregiudicati si legge
"I 70 neo eletti sono così ripartiti:
- PDL 45 (proposti 56)
- PD 13 (proposti 18)
- Lega Nord 7 (proposti 8 )
- UDC – Rosa Bianca 5 (proposti 9 )  "

se non riesci a vedere la differenza tra i due schieramenti ti aiuto io, lo strumento da utilizzare e’ l’operatore di sottrazione aritmetica
io rilevo una certa differenza (anche in percentuale), differenza rilevabile anche prima delle elezioni

 45+7=52
52-13=39 (ecco il magico strumento, con il sorprendente risultato)

dove sbaglio se dico che abbiamo un parlamento con 39 condannati in piu’ anche grazie a te ?

Il manifesto

May 13, 2008

Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.

Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva; e la massa ignora, perché non se ne preoccupa: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi da fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano.

Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci

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